Il salotto di James Hillman

Quel signore magro con gli occhiali tondi e le scarpe come Pippo è proprio James Hillman, quello che ha scritto Il piacere di pensare e La forza del carattere  e il Codice dell’anima
Osserva, con la stessa mitezza curiosa e indagatrice con cui scrive, la sala che si va affollando fino a circondare il palco, con un sacco di ragazzi ancora fuori, dello Spazio Oberdan. Attende seduto accanto a Arturo Schwarz che, forte della sua quarantennale amicizia, lo requisisce verbalmente e ce lo centellina con compiaciuta parsimonia, approfittando anche della traduzione approssimativa, per puntualizzare e correggere.

Il tema della serata è il potere terapeutico dell’arte laddove terapia, suggerisce Schwarz, significa prendersi cura, farsi carico di qualcuno per restaurare la sua integrità originale; questo –conferma Hillman- è il ruolo del terapeuta. Ma quale arte, e come può agire su di noi  in modo curativo?
L’arte, secondo Aristotele, opera nel soggetto una catarsi capace di liberare dagli effetti sconvolgenti delle emozioni, svolgendo così una funzione psicoterapeutica mentre per Platone, al contrario, l’arte è una manifestazione psicopatologica.

E parlando di arte moderna, secondo Jung e Freud è una destrutturazione, una disgregazione che consideravano con sospetto e persino disprezzo.
Hillman ci guida con semplicità fuori dalla querelle: occorre invece, invita, guardare alle cose con la propria capacità critica, muovere la nostra mente, coltivare le visioni diverse, essere insomma un poco anarchici (an-arcos, rifiutare la gerarchia), dare spazio al differente. Si tratta di avere interesse, cioè inter-essere,  con l’oggetto, per la cosa, liberando l’immaginazione, proprio lo stesso processo che richiede l’interpretazione del sogno.

E dobbiamo parlare, insiste Hillman, parlare, perché è parlando che si attiva la mente, la curiosità, la fantasia, la creatività. Infatti è la creatività che rende tale l’artista, quella sua naturale inconsapevolezza del significato dei simboli e dei codici che utilizza gli consente di esprimersi in modo originale, facendo poesia, lasciando –se è un pittore- che “sia la pittura a dipingere lui, non lui a dipingere”;  se al contrario l’artista dominasse  razionalmente il suo processo creativo, farebbe un’opera dialettica, non più poesia ma della semplice prosa. Ed è proprio in quello che una sottile crosta di pittura ci consente di fare quando guardiamo un quadro, nel liberare l’immaginazione,  che sta la forza terapeutica: nel dipinto evocatore si nasconde un potere così grande che in un’altra epoca sarebbe stato attribuito a una divinità sconosciuta!

Dal momento che la principale ragione della guarigione è l’amore, ecco che l’arte, la bellezza ci conducono a lui, all’Amore, inafferrabile e ingovernabile, massima manifestazione di libertà: infatti, sottolinea Hillman, non possiamo forzarci ad amare: noi cadiamo in amore, uno stato in cui l’anima femminile si unisce all’animus maschile. L’amore, con la bellezza, ha il potere salvifico. E’ chiaro quindi come l’uso finalizzato dell’arte per risolvere i problemi non possa avere successo, poiché negherebbe l’essenza stessa della creatività che è l’impulso spontaneo e inconsapevole; l’arte può aprire la porta al sacro, a qualcosa di più potente del problema attuale, ma questo non  è programmabile, avviene piuttosto come un dono di Dio, la ricompensa per una devozione quotidiana.

L’attività incessante della mente che agisce sulla volontà e sull’azione  è generatrice di stress e della malattia; l’arte invece cosa fa? “first step, stop!” sintetizza Hillman: fermare il movimento, ed è proprio questo stop il primo passo da cui inizia la terapia. L’arte e la sua bellezza  dunque, provocando un’interruzione con lo stato di perenne agitazione che ci anima, sono la terapia che conduce alla guarigione.

Tutto questo porta ad una straordinaria equazione, che pone il Femminile, la Donna all’inizio del processo come musa di tutte le Arti, che a loro volta generano Bellezza, e dalla Bellezza la Verità, e la Saggezza e quindi la Salvezza.

Così che la Bellezza salverà il mondo. Secondo l’Albero Sefirotico, la 6° Tiferet: Bellezza, Verità, Donna, Saggezza; e secondo la Bibbia: Amore, Bellezza, Verità.
Una legge sapienziale ben nota agli antichi, di cui dobbiamo assolutamente riappropriarci: questi sono i Miti da recuperare, in attesa che una improbabile Autorità globale ci prenda per mano, si carichi il mondo sulle spalle e ci indichi la strada.

Bruno Bonsignore
Milano, lunedì 18 ottobre

About Bruno

vivo e lavoro a Milano. dopo 30 anni di advertising in Europa, Sud America e Stati Uniti ho acquisito la storica Scuola Politecnica di Design di Milano e fondato l’Ateneo Multimediale poi ceduti, studiato Ecologia dei Media, sono visiting professor in Università, Business School e Istituti di Formazione, mi riconosco nella figura del mentore e integratore di conoscenze. Sono co-fondatore nel 2002 e Presidente di AssoEtica, l'associazione non profit degli Ethics Officer italiani per la ricerca, lo studio e la pratica dell’etica nel mondo dell’impresa e degli affari e voglio creare il primo canale satellitare per far uscire l'etica dalle aule di studio e portarla all'attenzione di tutti con la televisione. Mi piace il jazz, il tennis , i convivi e le conversazioni non affrettate, scoprire libri e persone e il mare della Grecia. www.assoetica.it www.google.it “bruno bonsignore”
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