12/12/2003
bloom.it 21 settembre 2003
doppiabi.com
A cosa serve un professionista dell'etica aziendale
Riflessioni su un incontro con Padre Carlo Casalone
Stiamo passando dallera del possesso a quella delluso dice Rifkin nel suo famoso libro, e questo andrebbe letto come un poderoso segnale di saggezza globale. Tutto il mondo che produce e consuma si starebbe rendendo conto che il possesso non è automaticamente portatore di benessere, così come il benessere non garantisce la felicità ho finito di leggere il suo lera dellaccesso ho pensato di rinunciare al mio progetto .
A cosa serve infatti creare un professionista come il responsabile delletica aziendale, oltretutto senza disporre di riferimenti poiché si tratta di una figura inesistente nel nostro contesto di lavoro, se come sembra- stiamo rinunciando alla proprietà Ormai le aziende hanno capito che esistono i gruppi di pressione non solo a Porto Alegre e Seattle, e che devono (pre)occuparsi degli stakeholder, che occorre portare a bilancio i beni relazionali e inaugurare un nuovo concetto di capitale sociale
eppure
eppure letica negli affari è ancora un fatto di etichetta per creare consenso, di lifting a base di bilancio sociale (che essendo rendi-conto è compilato a cose fatte, non da farsi!), di codice etico e di impegno per uno sviluppo sostenibile perché poi ci deve essere uno sviluppo? e sostenibile come?).
Per accertarmene sono andato a leggere la prima ricerca sugli atteggiamenti del consumatore europeo verso la Corporate Social Responsibility, a cura del MORI Market and Opinion Research International . Un bel campione di 12000 europei di 12 Paesi, che affermano nella stragrande maggioranza che limpegno sociale delle imprese è un fattore importante per la scelta dacquisto. Uno su 5 è disposto a pagare di più per prodotti responsabili verso la società e lambiente, e in generale gli intervistati dicono che le aziende non fanno abbastanza e dovrebbero impegnarsi di più non solo un conflitto di interessi ma un conflitto di valori, nel quale domina un rapporto funzionale tra impresa e laltro come se questultimo fosse un oggetto e non un soggetto capace di avere a sua volta un rapporto. Lazienda si sente autorizzata ad agire verso il prossimo in funzione dei propri obiettivi e delle proprie necessità pensando che questo non provochi problemi al destinatario. Ma quando questultimo si trasforma, in virtù di una crescente presa di coscienza universale, da oggetto passivo a persona cioè in un essere vivente, allora succede che il progetto aziendale, incrociandosi con tanti altri progetti individuali con i quali entra in relazione, non può più essere assoluto ma devessere (anche) in funzione degli altri, di tutti gli altri.
I no-global non sono più un episodio casuale ma una presenza costante e organizzata che, incrociando lazienda tramite i prodotti, i servizi, la comunicazione, le iniziative finanziarie, irrompe quotidianamente nellorizzonte dellimprenditore, obbligandolo ad assumere nuove responsabilità non solo dal punto di vista etico ma comportamentale, sociale e legale. Insomma, si carica di una responsabilità assoluta perché trascende la sua possibilità di controllo, in uno scenario di crescente complessità nel quale il vecchio rapporto causa-effetto non è più applicabile: a qualsiasi decisione, anche apparentemente marginale, possono corrispondere conseguenze non lineari e dunque imprevedibili.
Assistiamo così a un vero esproprio dellautonomia decisionale dellimprenditore che ha sempre meno opzioni di comportamento. E non solo eticamente, perché ormai è chiamato da tutti a rispondere in modo globale, proprio come il mercato che ha voluto creare e conquistare.
Naturalmente anche per limprenditore, come per qualsiasi soggetto, si pone il problema del limite. Potrà concorrere a realizzare solo il bene che gli è possibile, per cui dove termina il possibile finisce anche il suo problema etico.
Occorre quindi impegnarsi sollecita Padre Casalone - per stabilire il confine tra possibile e impossibile, e rivedere e attualizzare questo limite continuamente, dal momento che ogni impresa nellimpegno etico- è chiamata ad ampliare la propria responsabilità Scegliendo di promuovere dei valori in base a una gerarchia di priorità poiché non è possibile fare tutto e subito. Ci vuole un buon compromesso, nel quale dovrà impegnarsi senza risparmio ma sorvegliando che si tratti di un compromesso, una soluzione provvisoria, e non diventi invece una scelta definitiva.
Tutto questo sulla base di un rapporto di verità che deve essere contestualizzata, in funzione della relazione che si crea con le persone: non più soltanto il CdA, la proprietà e gli azionisti di controllo ma tutti gli azionisti, i dipendenti, i fornitori
gli stakeholder, i portatori di interesse, lintera comunità insomma e anche il territorio e lambiente.
Cè ancora tutto da fare. Il master per Ethics Officer è un piccolo grande passo, reso possibile dallimpegno personale e dagli interventi di personaggi coerenti con il pensiero di Padre Casalone come Serge Latouche, Salvatore Veca, Tonino Perna, Riccardo Petrella, Paolo Fabbri e tanti altri che hanno aderito alla Faculty di AssoEtica e interverranno nell'Aula Master.
brunob@doppiabi.com
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