31/08/2007
doppiabi.com
Vice Presidente del Consiglio per l'Etica
smettere di ingannare l'opinione pubblica con la favola dello sviluppo sostenibile
Vice Presidente per lEtica
Il rispetto e la cura per lAmbiente è una responsabilità che ciascuno di noi si deve assumere a titolo personale insieme con una sana attività di diffusione di questo impegno tutto attorno a noi. Ci sarebbe di grande aiuto lesempio, non un singolo caso da sbandierare allattenzione di tutti ma lesempio portato a sistema, necessario punto di riferimento collettivo. E questo non può venire che dallalto: lo Stato, la Pubblica Amministrazione, le grandi e medie aziende che devono creare la nuova cultura dimpresa, senza la quale qualsiasi iniziativa sociale rischia di esaurirsi e scomparire nel mare delle buone intenzioni. E la nuova cultura parte da unottica etica, un modo di fare e ridistribuire il profitto coerente con la logica dimpresa che deve remunerare adeguatamente gli azionisti e gli altri aventi causa ultimi arrivati, gli stakeholders che non sono solo portatori di interessi ma anche titolari di diritti. Fra gli stakeholder stiamo faticosamente prendendo coscienza che esiste la Natura, munifica e silenziosa socia di ogni impresa, sistematicamente e vergognosamente sfruttata spesso con lalibi di un inesistente sviluppo sostenibile. Vorace come una termite luomo-imprenditore sappropria a piene mani della terra, dei frutti, dellacqua, dellaria, del sole che la Natura gli offre gratuitamente e le restituisce lequivalente in spazzatura immonda.
Eh, come possiamo illuderci che milioni di imprenditori greedy-oriented, smaniosi di soddisfare spremere- miliardi di onnivori indotti a diventare obesi, rinuncino a tale gratuita cornucopia ancora a portata di mano per autoimporsi il rispetto di regole limitative e costose? Massì riduciamo un po il consumo dellacqua, mettiamo qualche filtro negli scarichi, piantumiamo qualcuno dei milioni di alberi che abbattiamo ma intanto brevettiamo i semi per le coltivazioni, un bel business: la Natura ce li regala ma noi dai contadini ce li facciamo pagare, semplice no?
Nulla di nuovo, lo facevano i colonizzatori inglesi facendo pagare agli indiani la tassa sul sale, vietandogli di estrarlo gratis dal loro mare. Cè voluto un Gandhi per ridare a un miliardo di esseri umani il loro sale ma purtroppo non se ne vede un altro allorizzonte, dobbiamo arrangiarci da soli.
Primo, smettere di ingannare lopinione pubblica con la favola dello sviluppo sostenibile: non esiste alcun bene tranne lamicizia il cui consumo consenta magicamente di consumarne ancora, indefinitamente.
Secondo, smettere di promuovere lo sviluppo delleconomia e quindi dei consumi, il PIL è un indice di sventura, non di benessere. Occorre, come implora lamico Latouche da anni, favorire la decrescita del mondo ricco e grasso e sudato per consentire allaltro mondo di poveri magri e disperati di migliorare le proprie condizioni di vita. Per dire: ci vogliono 200 chilogrammi di mais per ricavare il combustibile necessario a riempire una volta il serbatoio di un Suv, e la UE sta incentivando i contadini a coltivare mais a oltranza, consigliando addirittura di non mettere il terreno a riposo come il buon senso millenario prescrive.
Terzo, promuovere il senso di responsabilità individuale a partire dalla sommità della piramide, dai pochi che si trovano nella posizione di indicare e anche imporre- la via a chi sta sotto di loro, per creare la nuova cultura dimpresa basata sulletica del profitto unita alletica del buon cittadino. Un governo, unimpresa inizia ad essere etica nel momento stesso in cui si pone il problema eticità e lo dichiara pubblicamente, eleggendo un Vice Presidente del Consiglio per lEtica o nominando un Vice Presidente del CdA per Responsabilità pesanti e delicate, delle quali dovranno rendere conto ai cittadini e agli azionisti, a tutti.
Se realizziamo che non esiste alternativa, possiamo incominciare noi dal basso il cambiamento pretendendo dal nostro candidato politico un impegno esplicito e, sul fronte delleconomia, acquistando solo le azioni delle imprese con unevidente cultura etica, da non confondersi con una generica responsabilità sociale.
brunob@doppiabi.com
|
|