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08/06/2006
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Ascensione greca

Petali di rosa, geranio, garofano e foglie d'alloro sul sagrato di Gaios...

L’aria tersa di quest’ultima settimana di maggio toglie profondità di campo ai colori dell’isola, che sembra una litografia panoramica di Valerio Adami con quelle sue provocatorie tinte piatte.
Scendo la piccola striscia d’asfalto in motorino pensando che ho fatto bene a indossare il giubbotto perché mi protegge dall’Austro che arriva dal mare quasi piatto.
Mi fermo nella piazza centrale, dove c’è la chiesa con la facciata simil-bordeaux e guardo incuriosito un sentiero di petali colorati che spicca sulla pietra chiara della pavimentazione. Tanti rossi diversi di petali di rose, di gerani e garofani, punteggiati dal verde intenso delle foglie d’alloro, per indicare –mi spiega Spiros della taverna accanto- a tutti i fedeli il percorso simbolico dell’Ascensione, che precede di dieci giorni la Pentecoste. Vedo i fiori delicati sparsi sulla pietra lucida delle stradine tutto intorno alla chiesa, fino al porticciolo, e penso all’asfalto grigio e sporco della mia città e mi chiedo ancora una volta perché devo tornarci e lasciare tutta questa bellezza.
E’ il primo di giugno. Sui tavolini dei bar compare il Paxos News, la prima rivista dedicata all’isola, tutta rigorosamente in greco, che attira l’attenzione dei residenti, otto facciate tabloid a colori che ragazzini e pensionati sfogliano con curiosità e malcelato orgoglio. Ne prendo una copia da portare a casa, testimonianza -anche se per me incomprensibile- di un avvenimento culturale e di costume.
Ma adesso sono quasi le 3 del pomeriggio e sta per arrivare l’idrovolante –qui lo chiamano idroplano- proprio all’imboccatura del canale. Sento il biturbo che s’avvicina e quando svolto la curva vedo il DHC6 Pegasus da 20 posti appoggiare i suoi due lunghi scarponi galleggianti sull’acqua piatta. Col muso ben alto, traccia due brevi scie bianche prima di fermarsi quasi subito grazie all’inversione del passo delle eliche operata dal secondo pilota, come gli ho visto fare durante il mio viaggio d’arrivo. L’aeroscafo bianco e blu scivola lento e goffo ma attracca con inaspettata agilità al pontone manovrando le due eliche. Sono gli stessi piloti a scaricare le sacche e consegnarle ai passeggeri ancora eccitati per la breve avventura acqua-aria-acqua.
Ho appena assistito a una svolta epocale, dopo decenni di traversate all’odor di nafta sul Kamelia scrostato, ormai retrocesso ai collegamenti con l’Albania. E pavento la prossima, che potrebbe portarsi via con i petali di rosa il mio romanticismo ellenico.

Bruno Bonsignore
Gaios, 1 giugno 2006



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