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24/12/2003
doppiabi.com 6 dicembre 2001

Abbozzo Uno

La marketing dictature



Milano C.le ore 7,20
Vedi qualche relazione fra un treno, magari bello comodo e caldo come questo, e la net economy?
Per esempio, se la stazione centrale che abbiamo lasciato da poco è il server, che cosa rappresenta la stazione di Novara? E il mio personal sul quale sto scrivendo?
E il tuo palm?

Mi colpisce il fatto che noi stiamo effettivamente viaggiando su un sistema binario… proprio come l’economia digitale, e che le stazioni sono dei veri nodi di ingresso e di uscita; noi viaggiatori siamo le informazioni che devono seguire un certo percorso per scendere a destinazione… Sembra quasi che sia la net economy ad avere mutuato la metafora della rete dalle ferrovie… Fatico a immaginare che il modello possano essere le ferrovie italiane, ma la rete esiste e per la verità è assai capillare.

Dunque la net economy. Possiamo chiamarla ancora così o nel frattempo si sono verificate delle mutazioni che rendono superato il concetto? Per esempio, l’era dell’accesso. Il libro di Rifkin chiarisce bene che si parla di accesso non tanto a internet quanto all’informazione, ed anzi alle reciproche informazioni, teorizzando una nuova economia basata sul marketing dei servizi e sempre meno su quello dei prodotti.
Sembra quasi che produrre non interessi più a nessuno, e che utilità del prodotto finito sia marginale.
Ma non continuiamo forse a mangiare, anzi più di prima? E a camminare consumando più scarpe di prima, portando al polso più orologi di prima e guardando più televisori, ascoltando più radio e CD e comprando più automobili?
Se tutto si sposta verso il servizio, chi fa il prodotto?

Se per vendere i servizi si ricorre sempre più alla cultura come valore aggiunto, dobbiamo chiederci cosa si debba intendere per cultura. Se uso l’ultima rapperesentazione dell’Otello alla Scala per vendere il CD di Placido Domingo, vedo un nesso logico, una pertinenza fra lo spettacolo e il relativo disco. Ma se riprendo con telecamere addomesticate l’ingresso dei VIP per suggerire ai telespettatori la griffe dei vestiti indossati, o la mondanità dell’uomo politico, faccio del marketing culturale? Ma di quale cultura?
E se uso l’Inno di Mameli che il maestro Muti lancia all’inizio della rappresentazione davanti al Capo dello Stato per rinforzare il sentimento patriottico degli italiani, faccio della promozione nazionalista? Di destra o di sinistra…?

Se questa cultura è utilizzabile dagli esperti di marketing che con cinismo la strumentalizzano ai fini di raggiungere gli obiettivi di vendita, allora si pone forse il problema di restituire la cultura – un certo tipo di cultura – alle elite cui apparteneva nel Rinascimento, o alle elite finanziarie che tuttora si ritagliano le manifestazioni più esclusive?
Si tornerebbe a una forma di oscurantismo però etico, destinato cioè a impedire che la cultura venga contaminata dal must del profitto.

Torino P.N. ore 17,50
Avremmo allora una cultura nobile e una cultura marketing; la prima riservata alle menti sottili, agli intellettuali, ai critici, all’intellighentia e via via alla borghesia evoluta; la seconda destinata a tutti in quanto consumatori. La prima si paga per assaporarla, la seconda paga per conquistarti e renderti dipendente.
Chi potrebbe gestire la prima?
E potrebbe questa, ben amministrata da menti intelligenti ed etiche, avere più potere della seconda?
O la globalità di quest’ultima, il marketing planetario, è per definizione più potente ? Se così siamo destinati a essere condizionati e poi guidati e poi governati da una nuova casta di esperti del marketing culturale, che verosimilmente riserveranno la cultura nobile a un numero limitato di beneficiari destinati a ricoprire funzioni strategiche finalizzate ai loro marketing plan… Una nuova logica di dittatura: democratica, in quanto destinata a tutti indistintamente i mercati (consumatori) dell’universo; buona, in quanto finalizzata a portare benessere a prezzo sempre più accessibile; utile, in quanto capace di razionalizzare e sfruttare al meglio le risorse produttive e umane della Terra; distribuita, in quanto comunicata e venduta globalmente online…
La “marketing dictature” è l’inevitabile step successivo alla democrazia?


Siamo arrivati a Centrale.
Ciao









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