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29/03/2003
Bloom 28 marzo 2003

Tutti insieme, no global ma globali

Le bandiere Pace non bastano per stare in pace



L’impegno per la pace non s’esaurisce comprando le bandiere e appendendole al balcone, quello semmai è un disimpegno: il mio gesto simbolico l’ho fatto, il mio obolo l’ho versato, il mio amico è persino finito sul tg regionale… io sono contro la guerra, l’ho dimostrato, sono a posto.
E sono anche no-global. E invece no, se hai sfilato sei global.
Se cento milioni di persone di tutto il mondo hanno potuto incontrarsi e manifestare per un principio sano e giusto, lo devono proprio alla globalizzazione, alla possibilità di essere ubiqui, informati e sempre collegati con pochi soldi e tanta tecnologia: rivoluzione digitale e convergenza multimediale sono la spinta generatrice del “tutti dappertutto”. E così quello che vedo io puoi vederlo anche tu, ma adesso pure quello che possiedo io lo vuoi anche tu. E la logica industriale ha capito che per rispondere alla nuova domanda globale anche la produzione dev’essere ubiqua, va dove costa meno, rendendo tutti più insicuri e meno ricchi.
Come pretendere adesso di fermare la globalizzazione? Annullare gli strumenti di comunicazione, le tecnologie, le ricerche? Rottamare un miliardo e mezzo di telefoni cellulari? Vietare i computer per evitare le speculazioni sui 1000 miliardi di dollari che giornalmente vengono trattati nel mondo, quando solo 180 sono motivati da effettivi scambi commerciali?
Insistere nel propagandare il perverso imperativo della crescita del PIL e il falso obiettivo dello sviluppo sostenibile? O non cercare invece di vedere le cose al di là dei nostri sentieri precostituiti e preferiti, passare dal monocanale allo stereo, dal concetto specializzato alla visione generale ma integrata di quanto accade intorno a noi?
Non dovremmo smettere, ad esempio, di produrre sempre più nuovi modelli di nuove auto vecchie, da vendere per lo più a gente che ne ha già e non sa più dove metterle? Non sarebbe ora di pensare l’auto come strumento rispettoso dell’ambiente e non come predatore delle risorse della natura? Riconvertendo per esempio le catene di montaggio per fare le auto all’idrogeno, e destinare i grandi investimenti ad una buona rete di distribuzione, che ci consentirebbe fra quattro o cinque anni di spostarci in modo pulito anziché star fermi in garage per non morire soffocati? Cosa ce ne facciamo di un PIL che aumenta in quantità e di una vita che diminuisce in qualita'?
Sventolare cento milioni di bandiere e poi ripartirsene in auto lasciandosi dietro una bella scia di fumo azzurrino è l’ennesima manipolazione emotiva, rituale di cervelli portati all’ammasso, con l'aggravante che il terribile sacrificio di nostri fratelli in guerra su ogni fronte non lo capiamo e lo vanifichiamo. Non vediamo, e una grande occasione va perduta.
Non vediamo che se nel mondo globalizzato ci si uccide per ideali, religioni e interessi diversi, nello stesso mondo accade un miracolo che ci fa unire, mescolati in lingue, colori e religioni, affratellati in una Nuova Alleanza che forse il Figlio di Dio ha deciso di concederci duemila anni dopo la sua Ultima Cena. Ma a noi basta il telegiornale.

Bruno Bonsignore





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