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Bruno 
Bonsignore
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La Terra Patria di Morin


Il saggio signore ottantottenne che entra direttamente in sala con sciarpa
e giaccone e saluta calorosamente gli amici della prima fila prima di salire
sul palco è lo stesso Edgar Morin che mi ha emozionato con la sua mediterraneità ad un convegno nell'estate del 2002 a Formia e affascinato
la stessa sera in un memorabile convivio in riva al mare intrattenendoci
sulla complessità in una fiaba, nel suo coraggioso ed efficace italiano francesizzato
Morin racconta al teatro Dal Verme gremito che ora viviamo l'epoca della
dispersione delle nostre conoscenze identità umana perchè manca la capacità e la volontà di congiungerle, le teniamo separate in "dipartimenti"
indipendenti tra loro. " e allora..." prosegue Morin, l'etica non è più un
fatto di adesso ma é da pensare in funzione del futuro, per aiutare gli
altri "a vivere in modo poetico".
Infatti il nostro corpo vive in funzione dell'ambiente da cui si alimenta e
l'etica vuol dire non degradare le risorse.
C'è anche una trinità umana formata dall'Individuo, dalla Società e dalla
Specie che formano un tutt'uno come quella divina. Dunque, incalza Morin
possiamo individuare tre direzioni etiche, una da Noi per noi stessi, per
gli amici, la dignità l'onore, fare bella figura... una Sociale, fatta non
solo di diritti ma di doveri, della responsabilità e della solidarietà e
poi un'etica per tutta la Specie umana, una comunità del destino con una
sola Terra Patria, capace di gestire anche i conflitti della complessità e
le passioni e le ragioni che la animano, il principio egoistico dell'homo
economicus e la capacità altruistica dell'homo sapiens, l'industrioso homo
faber e la dimensione creativa dell'homo ludens... E, aggiunge il
conferenziere con un pizzico di compiacimento, anche la follia che spesso
anima l'uomo.
L'irrefrenabile spinta verso il "progresso", la crescita, lo sviluppo delle tecnicità sta distruggendo, avverte Morin, tutte le forme di responsabilità
e solidarietà a detrimento della indispensabile rigenerazione e così il
nostro senso di responsabilità dorme...
C'é la tendenza egocentrica a mentire a noi stessi, a non fare autocritica, alla self deception mentre invece dobbiamo fare un duro lavoro di autoeducazione.
Riassumendo, cari amici, Morin conclude con un invito perentorio: l'etica
non è solo solidarietà e comprensione ma dev'essere la resistenza alla crudeltà contro le barbarie del passato e quelle dell'oggi che poggiano
sull'indifferenza, la freddezza, lo spirito meccanicistico Ma abbiamo
bisogno anche di una resistenza attiva che non si accontenta di dire "no" ma
di affermare un sì umanità quella che si riconosce nella Terra
Patria.



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